Hamish Henderson commenta nelle note della versione di Isla St. Clair “Now one of the most popular songs in the Scots folk revival,The Plooman Laddieswas put into circulation comparatively recently in 1959, when it was recorded (on the family tape recorder) by Lucy Stewart of Fetterangus. It descents from a much longer ploughman song, sung to the tune of The Rigs o Rye, but Lucy version has distilled from the earlier words and tune an intense lyric love song unsurpassed in North east erotic tradition.” (da qui).

Times, Sunday Times (2012)The hotels are rammed and many of the big sights are swamped. Times, Sunday Times (2013)Who knows what the big new thing will be? Times, Sunday Times (2014)We need to improve because this can be the biggest problem. Times, Sunday Times (2013)So what we want to do is step away from that and think about a bigger life.

Times, Sunday Times (2010)Wheel and deal for new players and finesse tactics until the trophy cabinet groans. Times, Sunday Times (2007)There is a good deal of justice in the allegations. Times, Sunday Times (2016)The deal could complete as early as today.

Improvvisi come fuori testo, come parlassero d gli ultimi versi: mia donna era dolce Non c solo la contrapposizione tra contorto e dolce (che è già qualcosa di profondo e inusuale), ma anche quel continuare i soliti lavori manuali, che però non riescono a distogliere dal pensiero dell amore perduto, e anzi lo evocano continuamente. L poesia ( vai del cerchio immaginario che, almeno nella mia mente, rappresenta questa raccolta poetica, affronta direttamente il tema della morte. Qui Snyder fa quello che troviamo anche in altre sue raccolte poetiche a proposito della morte di animali cui gli è capitato di assistere, cioè non lesina sui dettagli concreti.

Il manifesto del suo videomaking estetizzante gioca lungo la sottile linea rossa delle metafore, ma il concetto è chiarissimo e il messaggio che sottende arriva dritto in faccia abbagliando con cinquanta sfumature di neon: Good music we dance, no good music we don’t dance. Parafrasando liberamente: le cose o si fanno da dio, oppure è meglio lasciar perdere. Il regista bresciano Marco Prestini ne ha fatto un mantra che ha poi tatuato sulla pelle del suo alter ego artistico numero uno nome in codice: Flash Factory e direttamente da Los Angeles, dove vive ormai da tre anni, sta facendo rimpallare in tutto il mondo un segnale audiovisivo magnetico, ultracool e già riconoscibilissimo nonostante la giovane età e un portfolio di lavori ancora relativamente limitato..