Il lavoro in partita Iva è strutturalmente instabile, quindi lascia una neomamma esposta a un’assenza di tutele che esaspera in modo eclatante il già malfermo welfare, direi la vera e propria solitudine istituzionale, a cui la partita Iva la condanna. Al momento comunque, e stanti le recenti conquiste che ACTA, l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato, ha ottenuto nell’ambito del Jobs Act Autonomi entrato in vigore nel 2017, restano aperti i seguenti punti critici: il criterio contributivo che consente l’accesso all’indennità di maternità dovrebbe far riferimento non ai 12 mesi precedenti il congedo, ma a un periodo più ampio e tener conto anche degli eventuali contributi versati prima della partita Iva, ad esempio in un’esperienza di lavoro dipendente; in alternativa, bisognerebbe istituire un’indennità di maternità minima e universale, che consenta anche a chi ha da poco aperto la partita Iva di scegliere e godersi la maternità; procedure più snelle per il calcolo e la liquidazione dell’indennità, specialmente quando il periodo di congedo è a cavallo di due anni fiscali: al momento, infatti, questo calcolo è tutt’altro che automatico ed è la neomamma a dover richiedere un eventuale saldo contabile l’anno successivo; un trattamento diverso, in termini economici, per le gravidanze gemellari, che ad oggi vengono indennizzate come quelle singole; l’introduzione, in qualche forma che andrebbe pensata ad hoc, dei riposi per l’allattamento, al momento non previsti per le mamme con partita Iva. Infine, direi che a cambiare dovrebbe essere allo stesso tempo anche il pensiero sociale sulla maternità delle libere professioniste: molti, infatti, ancora si stupiscono che una libera professionista abbia diritto all’indennità di maternità, e questa secondo me è una spia molto eloquente della percezione tutt’ora distorta, diciamo “svilente”, che abbiamo di certo lavoro femminile, in particolare di quello intellettuale e creativo, solo perché svolto magari da casa e fuori canonici orari di un ufficio..

Quanto riguarda il solo tema del dolore cronico nel paziente anziano la letteratura è scarsa e non omogenea; nonostante cio’ gli effetti del Tocco Terapeutico sono rilevanti nella gestione del dolore nel paziente anziano. Si suggeriscono comunque ulteriori studi specifici sull’argomento con metodi di ricerca standardizzati e campioni più ampi In a society in which chronic pain is considered an unavoidable complication of aging, this symptom is often underestimated and undertreated, even if it was promulgated a law which establishes the obligation of recording the intensity of pain in medical records by the health care professionals. Approach to the patient is often limited to the disease itself, regardless of his feelings, thoughts, experiences, social role and spirituality: all this component make the person a unique individual.